Palazzo Lanfranchi

Palazzo Lanfranchi

Museo Nazionale di Arte Medievale e Moderna di Basilicata

 

La costruzione di questo imponente edificio, massima espressione dell’architettura materana del ‘600, fu voluta dal Mons. Vincenzo Lanfranchi, arcivescovo di Matera, a cui è intitolato.

La progettazione fu affidata al frate cappuccino Francesco da Copertino, coerentemente con i decreti conciliari (il Concilio di Trento, infatti, stabiliva che in ogni diocesi doveva essere istituito un seminario per la formazione del clero).

La costruzione, iniziata nel 1668, fu inaugurata il 31 agosto 1672 anche se nel corso dei secoli fu ampliata per far fronte all’aumento dei seminaristi.

Dopo l’Unità d’Italia il palazzo venne utilizzato come scuola dove tra il 1882 e il 1884 insegnò Giovanni Pascoli.

L’originario disegno del Lanfranchi di costruire la sede del Seminario presso la Cattedrale non ebbe seguito a causa della limitata disponibilità di superfici libere nell’area contigua. Perciò egli spostò l’attenzione sul pianoro tufaceo, sede dell’acquisito convento del Carmine e sui terreni e immobili ad esso pertinenti , che acquistò da privati.

Il frate cappuccino Francesco da Copertino dovette affrontare 3 ordini di problemi:

  • la necessità di realizzare un manufatto di notevoli dimensioni su un terreno scavato nel sottosuolo da grotte;
  • la richiesta di inglobare nella nuova costruzione le preesistenze del convento e dalla chiesa del Carmine;
  • la necessità di ruotare l’ingresso del complesso dai Sassi al Piano.

La facciata è divisa orizzontalmente in due parti da un cornicione. La parte inferiore presenta 5 nicchie, nelle quali sono collocate statue raffiguranti Santi e la Madonna del Carmine. Un portale (XVII sec.) con architrave a metope lisce e triglifi, inquadrato da paraste, individua, sulla sinistra l’ingresso della chiesa del Carmine. La parte superiore è scandita da lesene verticali complete di capitello. Sopra il coronamento della facciata si innalza un fastigio con un orologio al centro.

Oggi è sede della Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici della Basilicata e sede del Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna della Basilicata.

Il Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna della Basilicata, inaugurato nel maggio 2003, è strutturato in quattro sezioni: Arte Sacra, Collezione d’Errico, Arte Contemporanea, Demoetnoantropologia.

I percorsi espositivi sono articolati su due differenti piani. Al piano nobile di Palazzo Lanfranchi trovano sistemazione, lungo un itinerario ben definito (che inizia dalla sala con le volte affrescate, ubicata alla sinistra del corridoio centrale): l’Arte sacra, a seguire la Collezione Camillo d’Errico. Si passa, quindi, alla sezione delle opere di Carlo Levi, esposte in una grande sala attigue e simmetrica a quella dei dipinti di Luigi Guerricchio. L’itinerario continua con due salette, sempre nel corridoio centrale, dove sono esposte le acquisizioni che la Soprintendenza ha fatto nel corso degli anni: in una sala ci sono i disegni di Carlo Levi e, in quella immediatamente dopo, antiche carte geografiche e costumi della Basilicata. Sempre in questa ultima stanza del primo piano trovano sistemazione le opere donate da due artisti contemporanei (C. Viparelli e C. Bonichi), di cui la Soprintendenza ha allestito delle mostre temporanee nella Sala Levi, che si trova al piano terra di Palazzo Lanfranchi. Il percorso di visita al Museo continua al secondo piano, dove, in una sala attigua al Salone delle Arcate, sono esposte sia le opere di proprietà statale di Rocco Molinari riferite alla civiltà contadina e al Maggio di Accettura, sia gli oggetti etnografici provenienti dal fondo del Circolo “La Scaletta” di Matera, acquisiti dallo Stato nei primissimi anni di attività della Soprintendenza.

  • L’Arte Sacra è dedicata all’esposizione di opere più significative del patrimonio lucano provenienti da chiese del territorio, momentaneamente non fruibili o che hanno perso la loro collocazione originaria. Alle opere in esposizione permanente si alternano quelle concesse in prestito temporaneo dall’Ente Ecclesiastico, selezionate di volta in volta per sviluppare argomenti di particolare interesse e tracciare le linee evolutive della cultura artistica della nostra regione. Patrimonio ancor oggi poco conosciuto, e a torto, perché la Basilicata pur nella sua evidente posizione eccentrica nei confronti dei grandi centri meridionali, ove ricchezza di mezzi economici e di rapporti consentiva la presenza di un fiorente universo di artisti e artigiani, ha saputo tuttavia produrre opere originali, spesso fresche rielaborazioni di temi aulici in un contesto umano più semplice, quasi una vulgata che sappia parlare con maggiore immediatezza a quelle comunità. Di questa sezione fa parte anche il dipinto di Luca Giordano (Napoli, 1634-1705) Il giuramento di Bruto dopo il suicidio di Lucrezia, (olio su tela, cm. 228 x 176) databile agli anni 1670-1680, acquistato nel 2009 dalla Soprintendenza, con fondi ordinari del MiBAC, per far parte delle collezioni permanenti del Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna della Basilicata.
  • La sezione della Collezione d’Errico di Palazzo San Gervasio è una importante e rara testimonianza di collezionismo 800esco in Basilicata, di proprietà dell’omonimo Ente Morale. E’ fra le più grandi e importanti collezioni private di opera di scuola napoletana sei – settecentesca che si conservino nelle regioni meridionali. Questa raccolta si deve all’opera di una singolare figura di borghese collezionista, che riuscì ad acquistare opere di eccezionale valore in tempi di cambiamenti epocali avvenuti negli anni successivi alla fine del Regno delle Due Sicilie.
  • L’Arte Contemporanea Consta di tre distinte sezioni, due di queste (Carlo Levi e Luigi Guerricchio) molto consistenti e ottenute in virtù di atti di comodato stipulati dall’Amministrazione, rispettivamente, con la Fondazione Carlo Levi di Roma gli eredi Guerricchio. Mentre le opere di Rocco Molinari sono di proprietà statale. Fanno parte di questo percorso espositivo dedicato all’arte contemporanea, anche la sezione delle donazioni.
  1. La parte del Museo dedicata a Carlo Levi (Torino, 29 novembre 1902 – Roma, 4 gennaio 1995) presenta circa una cinquantina di opere (selezionate tra le duecento date in comodato d’uso dalla omonima Fondazione), che coprono l’intero arco temporale della sua produzione artistica. Vi sono, infatti, le opere giovanili dei primi anni Venti, quelle della sua maturità, fino agli ultimi dipinti del 1974 (ricordiamo il suo ultimo viaggio in Lucania risale a fine dicembre di quest’anno, qualche settima prima della sua morte). Il percorso espositivo si sviluppa attraverso le opere con soggetto paesaggistico (di Torino, Parigi, Alassio e della Lucania), i ritratti (gli autoritratti, i ritratti dei componenti della famiglia dell’artista, degli amici letterati e politici, dei personaggi e dei bambini conosciuti durate il confino lucano), i nudi femminili e le nature morte, le tele di sottolineato contenuto sociale (come la “Madre di Salvatore Carnevale”), i soggetti mitologici come il “Narciso” del 1965, i carrubi realizzati ad Alassio, la serie degli ultimi dipinti che fanno riferimento al continuo dinamismo della realtà.
  2. Le circa 50 opere esposte nella sala immediatamente attigua a quella di Carlo Levi, sono una selezione del fondo (150 tra dipinti ad olio, pastelli, disegni, ceramiche e cartapesta eseguite dal maestro tra il 1953 e il 1996) dato in comodato d’uso dalla famiglia Guerricchio alla Soprintendenza, unitamente all’archivio e alla biblioteca del pittore. Le opere di Guerricchio (Matera 12 ottobre 1932-25 giugno 1996) documentano l’attività di uno degli interpreti più rappresentativi della cultura figurativa lucana degli ultimi decenni. Quello dell’artista con Matera e la Lucania è un legame unico e intenso che supera la semplice “rappresentazione” dei Sassi. Il realismo figurativo con il quale il maestro misurava il mondo circostante riesce a cogliere l’essenza intrinseca della storia, della cultura e delle tradizioni della Basilicata, trasponendola alla dimensione di civiltà.
  3. Acquisite a patrimonio dello Stato il 17 luglio 1992, per far parte delle collezioni permanenti dell’istituendo Museo di Palazzo Lanfranchi, le opere in terracotta di Rocco Molinari (Accettura, 1924) constano di 7 pannelli che raffigurano le fasi più significative del Maggio di Accettura e 31 sculture tutte ispirate al tema della civiltà contatine. Realizzate nell’arco di un decennio (dal 1960 al 1979), le opere fanno parte della mostra “I segni della civiltà contadina: le sculture di Rocco Molinari”, a cura di Massimo Bignardi e Francesco D’Episcopo (Museo Archeologico di San Benedetto di Salerno, 5 – 25 maggio 1983) e sono state pubblicate sia nel catalogo della già citata mostra, sia nel volume a cura di Francesco D’Espicopo, “Rocco Molinari scultore. Arte e antropologia”, Salerno 1984.
  4. Trattasi di due dipinti donati alla Soprintendenza dagli rispettivi autori, in occasione delle mostre che si sono tenute a Palazzo Lanfranchi. L’opera di Carla Viparelli (al centro dell’immagine) dal titolo “MAATera” (olio su tela, cm. 100×100, 2008), è stata realizzata dall’artista di origini napoletane, in occasione della mostra itinerante dal titolo “Opere scelte. 1998 – 2008”, a cura di salvatore Abita, tenutasi a Matera, a Palazzo Lanfranchi (19 aprile – 22 giugno 2008) e successivamente a Maratea, a Palazzo De Lieto (20 luglio – 27 settembre 2008), futura sede della istituenda Pinacoteca Angelo Brando. L’opera di Claudio Bonichi (Novi Ligure, 1943) “Bicromia” (olio su tela, cm. 50 x 70, 2008) è stata donata alla Soprintendenza in occasione della sua mostra “L’essenza invisibile”, a cura di Giovanni Facceda, tenutasi a Palazzo Lanfranchi dal 4 ottobre, a 9 novembre 2008. Considerato uno degli esponenti più interessanti della Nuova Metafisica, è figura di prestigio internazionale, in quel ristretto scenario che vede protagonisti, fra gli altri, Lucien Freud e Anton Lopez Garcia. Ha esposto in musei, pinacoteche, gallerie civiche di tutto il mondo, dove già sono collocati alcuni suoi capolavori.
  • Infine la Sezione Demoetnoantropologica con l’esposizione di oggetti della cultura materiale provenienti dalle due raccolte Statali: una di  proprietà della Soprintendenza e l’altra del Museo Archeologico Ridola. Oggetti d’uso quotidiano, piccole sculture in legno e in corno bovino sono espressione peculiare dell’arte pastorale che ha permeato la vita e la tradizione lucana, connotandone la comunità.

A partire dagli anni ‘90 la Soprintendenza ha condotto una campagna di acquisizioni di materiali cartacei, disegni, incisioni, litografie, gouaches, relativi alla documentazione del territorio lucano: carte geografiche d’epoca, vedute di città, costumi popolari di numerosi centri della Basilicata, fino a giungere a possedere un cospicuo fondo di materiali. In questa sezione sono esposti solo pochissimi esemplari, riferiti a carte geografiche e costumi tradizionali della Basilicata. Una parte cospicua del fondo di pertinenza della Soprintendenza, integrata con altre preziose testimonianze provenienti da collezioni pubbliche e private, sono state esposte alla mostra “Immagini della terra dei Re. Cartografia, vedute e costumi della Basilicata”, tenutasi a Potenza, nel Museo Archeologico Provinciale dal 26 giugno, al 31 ottobre 2001, visitata dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

Una delle prime operazioni messe in atto dalla Soprintendenza nell’ambito dei beni demoetnoantropologici (DEA) è stata l’acquisizione di una collezione di oggetti raccolti tra la fine degli anni Sessanta e gli inizi degli anni Settanta dall’Associazione “La Scaletta” di Matera. La datazione di alcuni oggetti, che risalgono alla fine del XVIII sec., rendono la collezione particolarmente interessante, dal momento che, di solito, i materiali etnografici in altre collezioni lucane non datano oltre i primi anni del XX secolo. Le sezioni in cui sono distribuiti i reperti sono le seguenti:

a. oggetti per la casa (che riguardano soprattutto manufatti di arredo e di lavoro);

b. oggetti per la filatura (che dimostrano la diffusione di questa attività anche nell’economia interna dei Sassi);

c. oggetti per la cucina;

d. oggetti di uso agricolo (si tratta una serie di elementi che potevano essere usati anche in ambito domestico);

e. vestiti (costumi non sempre di origine popolare).

Testo a cura di Renato Favilli, Guida Turistica